La Biopsia Prostatica

Che cos’è la biopsia della prostata? La biopsia della prostata è un atto diagnostico. Consiste nel prelevare con appositi aghi, piccoli frustoli della ghiandola che saranno osservati successivamente al microscopio da un anatomo-patologo, responsabile della stesura finale del referto istologico.

Perché si esegue una biopsia della prostata? La biopsia della prostata è indicata nel sospetto di un tumore. Tale procedura è generalmente motivata dal riscontro di valori elevati nel sangue dell’Antigene Prostatico Specifico ( PSA) e/o da una esplorazione rettale sospetta.

Il PSA è una sostanza prodotta dalla prostata. In condizioni normali, solo una piccola quantità di PSA può essere trovata nel sangue, in parte libera (PSA libero) ed in parte legata alle proteine (PSA complessato).

La quantità di PSA presente nel sangue può aumentare non solo per la presenza di un tumore della prostata, ma anche in presenza di patologie benigne quali l’ipertrofia prostatica (aumento del volume della prostata) o le prostatiti (malattie infiammatorie della prostata).

Una biopsia della prostata è indicata per valori di PSA superiori a 10 ng/ml. In presenza di valori compresi tra 4 e 10 ng/ml, la decisione si basa sul rapporto tra PSA libero e totale (PSA libero/totale). Se la quota di PSA libero presente nel sangue è inferiore al 20% deve essere presa in considerazione l’opportunità di eseguire una biopsia della prostata.

In casi particolari, la biopsia della prostata può essere indicata anche per valori di PSA totale inferiore a 4 ng/ml come per esempio nei pazienti con età inferiore a 60 anni ed in quelli con familiarità per neoplasia della prostata.

L’esplorazione rettale consente al dito dell’urologo di esaminare la superficie, la consistenza e i limiti della prostata. Il riscontro di aree prostatiche aumentate di consistenza e/o con superficie irregolare e/o margini non definibili pone il sospetto di una neoplasia della prostata.

Preparazione domiciliare alla biopsia della prostata

Il prelievo dei frustoli prostatici può comportare un sanguinamento all’interno della prostata. Tale evenienza è molto più frequente e grave nei pazienti che assumono farmaci che interferiscono sulla coagulazione. Per tale motivo è indispensabile sospendere questi farmaci prima dell’esecuzione della biopsia (vedi lista allegata). In particolare, il Coumadin ed il Sintrom devono essere sostituiti da eparine a basso peso molecolare.

Per ridurre al minimo il rischio di infezioni è opportuno assumere prima dell’esame un antibiotico (vedi lista). Inoltre, per rendere meno fastidiosa la procedura e di ridurre il rischio di infezioni, la preparazione prevede l’esecuzione al mattino di un clistere per pulire il retto.

Come si esegue la biopsia della prostata?
La biopsia prostatica in assenza di complicanze non richiede il ricovero ospedaliero. La durata complessiva della procedura è inferiore a 30 minuti.

In base alle preferenze dell’operatore, il paziente viene invitato ad assumere una delle seguenti posizioni: sul fianco; ginecologica, genu-pettorale. Le prime due posizioni sono quelle più frequentemente utilizzate.

La fase successiva prevede l’introduzione di una sonda ecografica nel retto. Questo strumento consentirà all’operatore di visualizzare la prostata, le vescichette seminali e la vescica. In particolare, l’operatore procederà alla misurazione del volume della prostata e valuterà l’eventuale presenza di aree sospette a livello della zona periferica della ghiandola. La funzione più importante della sonda ecografica è di fornire un’immagine della prostata e di guidare in maniera accurata l’operatore nella scelta delle diverse zone in cui eseguire i prelievi prostatici.

Vengono utilizzati speciali aghi da biopsia muniti alla loro estremità di un uncino tagliente (cripta) in grado di prelevare piccoli frustoli di tessuto prostatico. Il rapido meccanismo a scatto con cui l’ago viene spinto e ritirato dalla prostata riduce al minimo la sensazione di fastidio.

L’ago da biopsia può raggiungere la prostata attraversando il retto (approccio transrettale) o la cute dell’area localizzata tra i testicoli e l’ano (approccio transperineale).

Entrambe queste metodiche si sono dimostrate particolarmente efficaci e sicure. La scelta dipende essenzialmente dalle preferenze dell’operatore.

-1. approccio transrettale
La procedura può essere eseguita sia in decubito laterale (distesi su un fianco e con le gambe flesse) e che in posizione ginecologica.

Prima di eseguire qualsiasi manovra viene praticata la esplorazione rettale per escludere la concomitante presenza di anomalie della parete rettale.

La biopsia per via transrettale viene eseguita in anestesia locale. La sonda ecografica introdotta nel retto è munita di un canale per il passaggio di aghi sottili. L’anestetico locale viene iniettato attorno alla prostata mediante un ago lungo e sottile inserito nell’apposito canale della sonda.

Le punture di anestetico possono provocare un certo fastidio. Dopo qualche minuto, nel canale della sonda ecografica viene inserito un ago sottile da biopsia e si procede all’esecuzione dei prelievi di tessuto prostatico. La sonda ecografia consente di vedere in ogni momento le aree della ghiandola che vengono raggiunte dall’ago da biopsia.

– 2. approccio transperineale
La procedura viene eseguita in posizione ginecologica. Il medico esegue un’esplorazione rettale per escludere la concomitante presenza di anomalie della parete rettale. Il paziente viene invitato a sollevare con una mano i testicoli. La cute localizzata tra i testicoli e l’ano viene depilata e disinfettata. Il punto d’ingresso dell’ago è localizzato 1,5 cm al di sopra dell’ano. A tale livello, si iniettano alcuni ml di anestetico locale con un ago sottile e corto. Successivamente viene introdotto nel punto precedentemente anestetizzato un ago sottile di maggiore lunghezza che consente di iniettare l’anestetico locale attorno alla prostata.

Durante questa fase il paziente può avvertire un certo grado di fastidio o dolore dovuto in parte al passaggio dell’ago ed in parte all’azione dell’anestetico. Dopo pochi minuti, l’operatore potrà procedere all’esecuzione dei prelievi bioptici.

Un sottile canale metallico cavo viene introdotto lungo il percorso anestetizzato fino a raggiungere la prostata. Questo sistema renderà agevole e non fastidioso per il paziente il ripetuto passaggio dell’ago da biopsia. La sonda ecografia consente di vedere in ogni momento le aree della ghiandola che vengono raggiunte dall’ago da biopsia. Al termine della procedura viene esercitata una lieve compressione a livello dell’area di ingresso dell’ago.

Schema bioptico
La biopsia prostatica prevede il prelievo di frustoli a livello dell’apice, dalla zona media e della base della zona periferica della prostata. Nel corso dell’esecuzione della prima biopsia prostatica non sono indicati prelievi della zona di transizione.

Il numero di prelievi effettuati varia in relazione al volume della ghiandola prostatica. Per prostate di volume inferiore o uguale a 30 cc è indicata l’esecuzione di 8 prelievi. Nei pazienti con volume prostatico compreso tra 30 e 50 cc è indicata l’esecuzione di 10-12 prelievi. Nei pazienti con prostata di volume superiore a 50 cc è preferibile l’esecuzione di un numero di prelievi superiore, compreso tra 14 e 18. Nei pazienti con PSA superiore a 20 ng/ml può essere sufficiente eseguire sei prelievi.

Possibili complicanze della biopsia prostatica
La biopsia della prostata è una procedura sicura e generalmente associata a poche complicanze.

Durante l’esecuzione della manovra, sia con l’approccio transrettale che con quello transperineale, il paziente può avvertire dolore nonostante l’esecuzione dell’anestesia. Raramente il paziente può avvertire un malessere generale caratterizzato da un aumento della sudorazione e dalla sensazione di perdita della coscienza. Eccezionale è la comparsa di reazioni allergiche all’anestetico locale.

Al termine della procedura, una rara complicanza (meno del 2% dei casi) può essere rappresentata dall’impossibilità di svuotare spontaneamente la vescica. In tal caso si rende necessario il posizionamento di un catetere vescicale che potrà essere tenuto in sede per qualche giorno o rimosso immediatamente.

Per alcune settimane dopo l’esecuzione della biopsia prostatica con approccio transrettale è possibile assistere alla perdita di sangue dal retto (rettorragia) . Tale evenienza si osserva nel 10-40% dei casi. La presenza di sangue nelle urine (ematuria) e/o nel liquido seminale (emospermia) sono eventi comuni sia alla biopsia transrettale che a quella transperineale. Si osservano entrambi in circa il 30-60% dei casi, persistono per alcune settimane e generalmente scompaiono spontaneamente.

Dopo biopsia transperineale, raramente si assiste alla formazione di un ematoma nella sede di ingresso dell’ago (meno dello 0,5% dei casi).

In circa l’1% dei casi è possibile osservare la comparsa di febbre elevata con brivido che può rendere necessario il ricovero ospedaliero.

Dopo l’ esecuzione della procedura è opportuno un periodo di osservazione di circa un’ ora per evidenziare la comparsa di eventuali complicanze immediate.


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